Cosa vuoi tu?

Cosa ti impedisce di arrivarci o di prenderti ciò che vuoi?

Perché questo ostacolo rappresenta un problema?

Quali sono gli effetti di questo problema sulla tua vita?

Il problema che ti affligge è un problema per te? O per qualcun altro?

Cosa dice di te come persona questo voler risolvere questo tuo problema?

Quante volte hai agito o hai pensato sulla base di idee e valori in cui non ti rispecchiavi?
Quante volte, nel tentativo di sentirti “normale” o “uguale agli altri” sei sceso a troppi compromessi?
Quante volte hai sentito di vivere una vita non tua?

A me è successo diverse volte.

Per molti anni della mia vita sono stato concentrato sul vivere in base ai valori di “normalità” dei miei contesti sociali e culturali di riferimento.
Il punto è che, agendo così, spesso tradivo i miei valori.

Nel disperato tentativo di farmi accettare e non sentirmi emarginato, andavo contro idee e principi per me importanti e accettavo visioni del mondo in cui non mi rispecchiavo.

Vivere in questo modo aveva però me un doppio effetto boomerang, perché alla fine stavo male lo stesso, anzi peggio.

Da una parte, stavo male con me stesso, perché a qualche livello sapevo che stavo tradendo valori per me importanti.
Dall’altra, il fatto stesso di sapere che i valori che avevo adottato non mi rispecchiavano mi faceva sentire in ogni caso diverso, inadeguato, “non normale”.

Perché il problema è che siamo abituati a confondere la normalità con la morale: crediamo che “essere normali” abbia lo stesso significato di “essere nel giusto” o “fare le cose giuste”.
Il concetto di “normalità”, invece, indica solo che la maggioranza delle persone si comporta in un certo modo.

Ma il fatto che la maggior parte delle persone agisca in un certo modo non lo rende automaticamente giusto!

Se ti senti anche tu così, ti faccio due domande, le stesse che furono poste anche a me, anni fa.

La prima è:

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Cosa cambierebbe, per te, se fossi alla guida della tua vita?

Ora, prova a rispondere anche a questa domanda:

u

Qual è il primo passo che potresti fare per arrivare alla guida della tua vita?

Non sono domande semplici, perché implicano che tu riesca a trovare una mediazione tra ciò che è importante per te e ciò che è importante per la tua comunità.

Sono anche domande che ti portano a ragionare sulle azioni che puoi fare.
Su cosa tu puoi mettere in campo per raggiungere i tuoi obiettivi. Su quali risorse personali (competenze, abilità, punti di forza) e sociali (amici, familiari, ecc.) tu puoi fare leva per cambiare la tua vita.

E se pensi di non avere competenze, punti di forza, abilità, valori tuoi personali, beh… benvenuto nel club.

Io per esempio, all’epoca, risposi a entrambe le domande con un sonoro “Non lo so“.
Molti di noi non conoscono o conoscono poco quello che sono in grado di fare.
Perché quando siamo così concentrati a vivere sulla base di valori non nostri, nel tentativo di farci accettare e di non sentirci esclusi o emarginati, perdiamo di vista i nostri valori, le nostre competenze, le nostre abilità, le nostre risorse sociali.

Ci focalizziamo su ciò che non funziona in noi e mettiamo sullo sfondo ciò che invece funziona.
Ti faccio un esempio:

Immagina di stare in una stanza insieme a un elefante.

L’elefante rappresenta ciò che non funziona nella tua vita. Ciò che manca, ciò che è sbagliato, ciò che ti fa soffrire.
Rappresenta il senso di fallimento personale per cercare di essere “normale” o “uguale agli altri” senza riuscirvi.

Rappresenta anche tutti quegli standard sociali che ti impongono come dovresti pensare, agire, parlare, entrare in relazione, e l’ansia che ti viene nel cercare continuamente e disperatamente di raggiungerli.

La maggior parte dei miei pazienti si concentra a osservare solo l’elefante, con la convinzione che se lo analizza nei minimi dettagli riuscirà a conoscerlo meglio e quindi ad affrontarlo meglio.
Ma se ti concentri solo sull’elefante perdi di vista una serie di informazioni importanti.

Come è fatta la stanza in cui trovi insieme all’elefante?
Quanto è grande? Dove si trova la porta per scappare?
Ha una finestra?
C’è un tavolo che puoi frapporre tra te e l’elefante?

I tuoi valori, i tuoi punti di forza, le tue abilità sono la stanza e gli oggetti e che hai a disposizione per gestire l’elefante.
Se non conosci come è fatta la stanza, difficilmente potrai sopravvivere a questo pachiderma che, con la sua stazza, rischia continuamente di schiacciarti.

Non si tratta di smettere di vedere l’elefante. Si tratta di imparare a considerare ANCHE la stanza!

Quindi, ricapitoliamo:

Per sentirci alla guida della nostra vita dobbiamo vivere sulla base dei valori che riteniamo importanti per noi.

Le risorse personali e sociali sono ciò che ci permette di tenere salde le mani sul volante della nostra vita.

Dobbiamo quindi diventare consapevoli di tutte queste risorse che abbiamo nella nostra vita. Dobbiamo smettere di concentrarci solo ed esclusivamente su ciò che non funziona e iniziare a vedere anche ciò che funziona. Dobbiamo smettere di vedere solo l’elefante.

Ma siccome non siamo abituati a considerare ciò che funziona nella nostra vita, dobbiamo imparare ad allargare il nostro punto di vista. Dobbiamo imparare a vedere anche la stanza in cui ci troviamo insieme all’elefante.

Quindi questo è il mio compito: aiutarti a vedere la stanza oltre all’elefante.
E aiutarti a decidere cosa fare con le risorse che trovi nella stanza. Come usarle in modo da gestire l’elefante.

Fuor di metafora, il mio obiettivo è aiutarti a cambiare il punto di vista su te stesso.
Io non intendo guarirti o aggiustarti, perché parto dal presupposto che tu non sia il problema.

Il problema è l’insieme di aspettative e standard sociali del contesto in cui sei inserito, che a volte ti impongono di vivere in modi che non rispecchiano ciò che desideri e ciò di cui hai bisogno.

Non devi cambiare tu, deve cambiare il modo in cui ti approcci a queste aspettative e a questi standard.
E io in questo posso aiutarti.

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